La breccia americana di Murdoch e l’assalto ai quotidiani di New York
La tendenza naturale della tempesta di News Corp. è dirigersi a ovest, e lì minacciare piaghe e devastazione per il settore americano del gruppo di Rupert Murdoch. Mentre a Londra il tycoon australiano viene interrogato assieme al figlio James, a New York gli attori del dramma si guardano fra loro con l’aria di chi cerca di esorcizzare un destino apparentemente ineluttabile. I fatti che hanno portato alle dimissioni del ceo di Dow Jones, Les Hinton, risalgono ai suoi trascorsi inglesi, ma nel plot di News Corp. Leggi Per salvarsi Cameron deve rispondere a un’unica domanda - Leggi Gli inglesi sono già stanchi di sentirsi raccontare le malefatte dei tabloid - Leggi Perché Murdoch ha scelto Mockridge
15 AGO 20

Hinton è il segno della breccia che si apre nelle mura del paese adottivo di Murdoch, e da lì nuove armate sono pronte a penetrare per danneggiare i pilastri di carta del gruppo. Wall Street Journal e New York Post sono gli estremi dello spettro giornalistico di Murdoch: uno è il grande quotidiano comprato dal magnate australiano a un prezzo fuori mercato con l’intento di occupare di forza le caselle del potere americano; l’altro è il tabloid inglese in versione americana, animale che si nutre di scandali estratti negli ambienti sordidi della cronaca nera, del gossip, della celebrità a basso costo. I giornali reagiscono con stili differenti ai colpi che arrivano senza distinzione dal grande scandalo. Il Post fa qualcosa di inimmaginabile per gli occhi avidi dei suoi lettori: scrive d’altro. Si parla del caso giudiziario di Casey Anthony, di un brutto omicidio a Brooklyn, di Dominique Strauss-Kahn escluso dalla corsa all’Eliseo, ma nessun accenno alla tempesta che si sta abbattendo sull’impero.
Fonti del giornale dicono che un’inchiesta analoga a quella di Scotland Yard su News of the World potrebbe rivelare le magagne della cultura dell’origliamento a tappeto esportata su larga scala, anche se probabilmente le proporzioni sono lontane dal circolo perverso dei tabloid inglesi. “Sarà difficile fare in modo che non esca nulla”, dice un insider. Secondo il magazine Adweek, che sta marcando i movimenti americani di News Corp. meglio di chiunque altro, “il Post magari non è arrivato al punto di intercettare le telefonate, ma fonti interne dicono che era una pratica comune quella di passare certe storie al News of the World, che poi le approfondiva con i propri mezzi, per poi essere riprese in America dal Post”. A New York nascevano dunque alcuni spunti per le ricette di Londra che poi venivano servite in America come minestra riscaldata.
Ma il giornale diretto dall’australiano Col Allan ha anche il problema della stabilità finanziaria. Le perdite sono quantificate in decine di milioni di dollari l’anno, soldi che vengono puntualmente pompati dalla capitale dell’impero per salvare l’ambone da cui Murdoch manda i messaggi più sfacciati al mondo americano. Per questo al New York Post hanno una certa confidenza con le dispute giudiziarie. Secondo David Carr del New York Times, la divisione americana di News Corp. ha speso “655 milioni di dollari per i patteggiamenti con chi minacciava querele”, e allo stile aggressivo del Post si deve una buona fetta della cifra. La denuncia della presunta vittima dello stupro di DSK,accusata dal giornale di essere una “troia”, è soltanto l’ultimo anello di una lunga catena legale. Se l’intero castello di Murdoch ora sembra fragile, il Post è un avamposto ormai sguarnito.
Diverso il caso del Wall Street Journal, che ieri ha tentato di difendersi dalla foga distruttrice dei critici di Murdoch; nella redazione del più grande quotidiano della città la domanda principale riguarda il destino di Robert Thomson, un alter ego di Murdoch che il tycoon ha voluto alla direzione dopo l’acquisto del giornale dalla famiglia Bancroft. Thomson è stretto fra le pressioni per le dimissioni e il passaggio alla guida della patata bollente Dow Jones. Un’altra ipotesi che gira nei corridoi di New York è la vendita del Wsj: “Ma chi se lo compra?”, dice l’esperto di media Jeff Jarvis. Con il germe di una fronda anti Murdoch che cresce nel consiglio d’amministrazione, il mondo che scruta, l’Fbi che scava, gli investitori in fuga e il titolo News Corp. in caduta libera, quella di Jarvis è soltanto una domanda retorica.
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